Gli esseri umani e gli animali sono correlati
Sembra che il coronavirus sia passato dagli animali all'uomo. Esistono numerose prove a sostegno di questa ipotesi. In termini puramente causali e biologici, gli animali sarebbero la causa della pandemia di Covid-19. Tuttavia, le interazioni tra esseri umani e animali sono più complesse e si ricollegano alla domanda: come trattiamo gli animali?
Dobbiamo temere gli animali in futuro? Oppure, al contrario, sono gli animali ad esser minacciati da noi umani? E la diffusione del virus SARS-CoV-2 dal suo ambiente naturale va interpretata come una reazione (bio)logica del mondo animale messo alle strette?
La minaccia che la civiltà globale rappresenta per la fauna selvatica è stata studiata ed è nota da decenni. E nonostante i numerosi programmi per la salvaguardia della fauna selvatica e dei suoi habitat, l'estinzione delle specie continua. La minaccia all'equilibrio biologico rappresentata dagli allevamenti intensivi industriali è stata a malapena percepita dall'opinione pubblica, ma non è per questo meno reale. La crisi del coronavirus è un campanello d'allarme che ci spinge a indagare su questo pericolo, a comprenderlo e ad agire.
La programmazione degli animali da allevamento
L'industria zootecnica, sviluppatasi negli ultimi 70 anni circa, si basa sulla meccanizzazione dell'allevamento, della riproduzione e dell'alimentazione degli animali. L'allevamento intensivo riduce al minimo indispensabile lo spazio vitale di ogni animale. Un esempio lampante è la gallina in gabbia. Attraverso l'ibridazione multipla (e sempre più spesso tramite l'ingegneria genetica), la selezione genetica è talmente sofisticata che l'intero animale viene "programmato" per la produzione di uova. Il mangime è un cocktail di componenti chimicamente analizzati, spesso contenenti ormoni, il cui unico scopo è massimizzare la produzione di uova.
Questo sistema non riguarda solo i polli, ma anche i suini, le vacche da latte, i bovini da carne, i pesci e gli animali da pelliccia. Centinaia di milioni di animali vengono allevati industrialmente e trattati come "macchine". Per loro natura, tuttavia, sono esseri viventi. Ciò significa che sono esposti a un elevato livello di stress cronico. E questo di fatto significa che sono costantemente sull'orlo del collasso. Per prevenire morie di massa, è necessario un uso estensivo di antibiotici. Ma si verificano focolai di batteri e virus che vengono letteralmente espulsi dallo stress immunologico e possono contaminare l'ambiente, e per esempio gli esseri umani.
Rispettare la dignità dell'animale
L'allevamento intensivo industriale è un'aberrazione sotto diversi aspetti: viola la dignità umana e animale, ha un impatto ambientale disastroso, soprattutto a causa dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo causato dagli escrementi, può potenzialmente portare alla resistenza agli antibiotici ed è una bomba a orologeria, di cui la pandemia di Covid potrebbe essere solo un segnale di avvertimento. Non esiste una ragione razionale per non porre fine all'allevamento intensivo industriale. La domanda è: qual è l'alternativa? È giusto e realistico pensare a un allontanamento radicale dall'allevamento in un'ottica di veganismo? Si può tornare a un mondo perfetto di allevamento tradizionale? O esistono modi sostenibili per adempiere alla nostra responsabilità nei confronti degli animali? L'agricoltura biologica moderna, e in particolare la ricerca e la pratica biodinamica, hanno sviluppato approcci all'allevamento che non solo minimizzano i danni in termini di mantenimento, riproduzione e alimentazione degli animali, ma creano anche un reale valore aggiunto e rispettano la dignità dell'animale.
Un ciclo operativo chiuso
Gli animali vivono in un intenso scambio con il loro ambiente. Per gli animali domestici, il flusso di materia in cui sono coinvolti è di primaria importanza. Questo include, da un lato, l'assunzione di sostanze attraverso il mangime e, dall'altro, l'eliminazione di sostanze attraverso il letame. L'obiettivo è quello di collegare questi due aspetti distinti e stabilire un sistema a ciclo chiuso: il mangime proviene dai terreni dell'azienda agricola; gli animali se ne nutrono per il proprio sostentamento e per la produzione di prodotti commercializzabili (carne, latte, uova, ecc.). Il letame viene lavorato e compostato in azienda e restituito al terreno come fertilizzante di alta qualità, aumentandone così la fertilità a breve e lungo termine. Si crea così un ciclo aziendale chiuso. Gli animali sono pienamente integrati in questo sistema. Grazie al loro intrinseco legame con il flusso di materia, sono la vera forza motrice di questo ciclo vitale. L'azienda agricola è strutturata in modo tale che le diverse specie animali abbiano a disposizione una quantità sufficiente di mangime prodotto in azienda e che il loro letame fornisca il fertilizzante adeguato per l'azienda stessa.
La conoscenza e la pratica dell'allevamento descritto vengono ulteriormente approfondite attraverso la ricerca. Così nella produzione di fertilizzanti in azienda è stato batteriologicamente rilevato un effetto positivo, definito dagli autori vantaggio del campo di casa (1). In una sperimentazione scientifica sul campo, si è scoperto che le emissioni di gas serra sui terreni biodinamici sono la metà di quelle sui terreni fertilizzati chimicamente (2). Gli agricoltori sanno, attraverso un'esperienza lunga generazioni, che un ciclo chiuso dei nutrienti attraverso un allevamento animale basato sul suolo e appropriato alle specie stabilizza l'azienda agricola, aumenta la resilienza e garantisce quindi un reddito sicuro di livello medio.
Il benessere dell'animale non prevede lo stress
Oggi il benessere animale è un concetto chiave quando si parla di allevamento. Si riferisce a sistemi di stabulazione e pascolo che, secondo le attuali ricerche comportamentali, consentono agli animali di manifestare comportamenti appropriati alla specie. L'agricoltura svizzera sta facendo grandi progressi in questo ambito. È importante sottolinearlo, poiché la ricerca del benessere animale è l'antitesi del massimo sfruttamento tipico degli allevamenti intensivi. Inoltre un rapporto uomo-animale intenso è fondamentale per gli agricoltori biodinamici. Gli animali sono esseri senzienti e un contatto consapevole e regolare con gli esseri umani arricchisce entrambe le parti.
Un bilancio positivo
L'alternativa all'allevamento industriale intensivo è rappresentata da quanto sopra descritto: un allevamento basato sul contatto diretto con la natura, rispettoso delle specie e attento alle esigenze animali. Si fonda sulle più recenti ricerche scientifiche, nonché sulla ricerca pratica partecipativa condotta da numerosi allevatori appassionati.
• L'impatto ecologico di questo tipo di allevamento è positivo, in particolare grazie alla cattura dei gas serra nell'humus del suolo.
• L'impatto sociale è positivo perché si creano habitat sani dal punto di vista batteriologico e virologico.
• L'impatto culturale è positivo perché il rispetto per gli animali promuove anche la dignità umana e un approccio rispettoso verso tutta la natura.
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Ueli Hurter, agricoltore demeter e codirettore della sezione di agricoltura
(1) Home field advantage of cattle manure decomposition affects the apparent nitrogen recovery in production grasslands. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0038071712003835
(2)The impact of long-term organic farming on soil-derived greenhouse gas emissions. https://www.nature.com/articles/s41598-018-38207-w
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