Forze cosmiche nella colonia d'api
« Nulla assomiglia all'anima umana come l'ape, che vola di fiore in fiore come l'anima vola di stella in stella, e porta il miele a casa, come l'anima la luce. »
Victor Hugo
Dal punto di vista odierno è stato un colpo di fortuna che nel 1923 un apicoltore abbia chiesto a Rudolf Steiner che cosa pensasse dell'allevamento artificiale delle regine, appena inventato. Tale domanda lo portò a sviluppare in otto conferenze per i collaboratori del Goetheanum un'immagine variopinta e articolata sulla vita e l'essenza delle api.
Rudolf Steiner aveva uno sguardo molto critico su tale metodo d'allevamento. Le sue argomentazioni furono per i muratori del Goetheanum una doppia provocazione: descrisse l'alveare come un organismo e come sue cellule designò i tre tipi di ape (operaie, regine e fuchi). Parlò della vulnerabilità della colonia d'api, che dovrebbe esser trattato come una «testa senza cranio» e non si stancò di ripetere agli ascoltatori quanto fosse centrale l'azione delle forze cosmiche.
Si potrebbero giudicare i suoi pensieri come esagerazioni. Ma altrettanto bene la provocazione può essere interpretata positivamente. Egli confidava nell'intuito comprensivo dei muratori! Sua moglie annotò che lui le avrebbe detto di voler introdurre gli operai alla nuova scienza del divenire, in opposizione a quella vecchia del divenuto. Non da ultimo per questo, le conferenze sulle api fanno sentire un'aria di leggerezza, entusiasmo e gioia.
L'apicoltura rispettosa delle api
30 anni dopo la prima pubblicazione delle conferenze, all'inizio degli anni '90, gli apicoltori iniziarono ad applicare le indicazioni di Steiner nel loro lavoro. Erano consapevoli che un'apicoltura rispettosa delle api non sarebbe stata quella più vicina alla natura, ma vicina all'essere umano. Questo vale per tutti gli animali domestici e d'allevamento. Li abbiamo addomesticati e ora abbiamo la responsabilità di soddisfare le loro esigenze fondamentali di vita e comportamento. Questo compito è stato sancito nelle linee guida dell'apicoltura Demeter.
I punti più importanti di queste linee guida: la riproduzione delle colonie può avvenire solo attraverso la sciamataura, quando vengono allevate le giovani regine, quindi solo da aprile a metà o fine giugno. Le giovani colonie devono o possono costruire i loro favi in modo naturale. I fogli cerei, ovvero i fogli di cera prefabbricati, sono vietati. La rinuncia all'allevamento artificiale delle regine fa sì che le giovani regine partano dall'apiario di origine per i loro voli di accoppiamento, dove preferiscono accoppiarsi con 15-20 fuchi diversi. Nel linguaggio degli apicoltori questo si chiama accoppiamento in apiario.
Con queste regole si cerca di tenere conto delle espressioni elementari della vita della colonia di api!
Risultati scientificamente provati
Le critiche da parte di apicoltori convenzionali e biologici non sono corrette. Le ricerche scientifiche hanno sempre confermato i vantaggi di un allevamento rispettoso delle api. Lo sciamare delle api comporta una pausa più o meno lunga nella covata: lo sciame primario, con la vecchia regina, deve costruire un nuovo favo prima che la regina possa deporre nuovamente le uova. Nello sciame secondario – la colonia residua – trascorrono circa 14-20 giorni prima che le giovani regine inizino a deporre le uova. La pausa di covata porta a una significativa riduzione di tutte le malattie della covata e quindi a un miglioramento della salute della colonia6.
L'utilizzo della cera appena prodotta dalle api per la costruzione naturale dei nuovo favo comporta una riduzione al minimo dei residui di pesticidi e fungicidi liposolubili provenienti dall'agricoltura convenzionale. Nell'apicoltura convenzionale, invece, con un ciclo della cera che potremmo definire chiuso, i vecchi favi vengono riutilizzati più volte per la produzione di fogli cerei e i pesticidi si accumulano7. Così succede che si possa ancora oggi trovare nella cera il DDT, il cui utilizzo è stato vietato per legge negli anni '70 del secolo scorso!
L'accoppiamento in alveare è la risposta all'allevamento artificiale delle regine e porta ad un adattamento sempre migliore delle colonie al luogo di insediamento. Uno studio condotto su oltre 600 colonie, metà delle quali viveva e sciamava da quattro o più anni nello stesso luogo, e quindi senza regine acquistate, e l'altra metà con regine acquistate e quindi estranee al luogo, ha dimostrato che le colonie radicate nel territorio erano superiori a quelle con regine estranee in termini di salute, resistenza alle malattie, durata di vita, docilità e produzione di miele8.
Infine, in tutta Europa ci sono apicoltori che da più di 10 anni non hanno bisogno di trattamenti contro il pericoloso acaro Varroa. La resistenza al parassita si manifesta in tutti i casi solo nelle colonie adattate al luogo di origine9. Gli sforzi compiuti negli ultimi 40 anni per ottenere la resistenza al Varroa con l'allevamento artificiale di regine non hanno finora avuto successo.
Le api e la questione sociale
Rudolf Steiner sottolinea che nell'alveare solo l'ape regina esprime l'amore sessualmente. Giacché tutte le sue figlie rinunciano alla riproduzione, il suo amore fluisce liberamente in tutto l'alveare e lo mantiene unito in un'intima coesione. L'amore non è visibile per i sensi, ma percepibile nel cuore o nell'anima. La vita delle api diventa per noi davvero osservabile solo quando si riesce a stabilire con loro un legame del cuore.
Ogni volta che estraggo un favo dalle mie colonie, rimango incantato dalla bellezza e dall'armonia che emanano le api. Esse svolgono i loro molteplici compiti con diligenza e senza alcun segno di stress. La biografia di un'ape potrebbe essere questa: le più giovani puliscono le celle dopo la schiusa delle loro sorelle; altre nutrono le larve bianche nel nido di covata, altre sono impegnate nella costruzione dei favi e in seguito aiutano a trasformare il nettare, che è facilmente deperibile, in miele, un prodotto eterno. Il miele ritrovato nelle tombe dei faraoni è ancora oggi commestibile! Verso la fine dei primi 21 giorni di vita, le api diventano guardiane dell'apertura dell'alveare, prima di raccogliere polline e nettare fino alla fine della loro vita. A differenza delle officine o degli uffici, nella colonia non ci sono controlli, ogni ape lavora con la fiducia che tutte le altre facciano del loro meglio al servizio della collettività. E in ogni momento condividono senza riserve tutte le scorte disponibili. È sconcertante e commovente osservare che, in caso di grave carenza di cibo, le api della colonia muoiono collettivamente.
La condivisione nell'ottica della comunità è qualcosa di innato. Quando devono essere prese decisioni vitali, ad esempio quando uno sciame di api cerca una nuova dimora, vengono avviati processi che, attraverso uno «scambio» aperto, portano alla scelta migliore possibile. Nella comunità sociale la convivenza è stata sviluppata in modo così perfetto che un'ape – regina, operaia o fuco – non potrebbe sopravvivere da sola.
Impulso culturale
Rudolf Steiner disse una volta che la colonia d'api rappresenta un'immagine per la futura organizzazione delle comunità umane. Che cosa significa? Come le api, anche noi esseri umani dipendiamo dalla comunità per vivere e prosperare. Le capacità fondamentali di camminare, parlare e pensare non potrebbero essere sviluppate senza la famiglia e gli altri esseri umani. E se a colazione pensiamo a quante persone sono state coinvolte nella produzione, nella lavorazione e nella commercializzazione del pane, delle uova, del caffè, del muesli, del latte, del burro e del formaggio, ci rendiamo conto che nella vita quotidiana dipendiamo sempre dagli altri. È la comunità a rendere possibile la mia libertà e la mia energia, le quali poi in essa rifluiscono.
Dr. Johannes Wirz, Goetheanum, biologo e apicoltore