Sensi rivolti alla natura e all'arte
L'esperienza diretta dell'arte e della natura può diventare fonte di vita e salute. Abbandonarci ad essa con tutti i nostri sensi ci insegna cose nuove e ci porta calma nella frenesia della vita quotidiana. Le esperienze che facciamo noi stessi sono ancora tra le cose più preziose del nostro percorso di vita: esse ci arricchiscono e ci rendono felici.
Incontriamo la natura ogni giorno. Ma vedo davvero il fiore sul ciglio della strada, ascolto il canto del merlo nel mezzo del trambusto febbrile delle vie commerciali? La natura è il luogo in cui convergono le aspirazioni di molte persone. In uno studio europeo pubblicato di recente sulle preferenze nella scelta di un luogo in cui vivere, il canto degli uccelli è al primo posto. È considerato il segno di una natura sana.
Esser presenti con tutti i nostri sensi desti
Gli uccelli canori si fanno trovaro nel luogo che ispira il loro canto: il merlo sul cornicione, l'allodola in alto nel cielo, la capinera nei cespugli. Ogni specie si rivela attraverso il suo piumaggio, il suo canto, la sua morfologia e il suo comportamento.
Cosa percepisco realmente di tutto questo? Il suono che ho appena sentito è un richiamo o un canto, un chiacchiericcio o un giubilo? Che dono poter partecipare a queste feste quotidiane con le mie percezioni e le mie sensazioni, il mio stupore e la mia gioia, con tutti i miei sensi; poter condividere la vita di questo risveglio del giorno, percepire la freschezza dei suoi molteplici profumi, con i colori luminosi, le forme e i suoni caldi portati dai primi raggi del sole, poter attingere idee e ispirazioni nuove!
Attraverso il nostro corpo, siamo parte della natura. Eppure, spesso abbiamo difficoltà a percepire le sue manifestazioni, le sue bellezze, e ancora più difficoltà a parteciparvi interiormente.
Ci vogliono attenzione, tempo e fervore per stimolare i propri sensi - e spesso l'aiuto di una persona in cui sono tutti risvegliati. Ciò che forse è ancora difficile per noi nella natura può eventualmente riuscire attraverso l'arte, anche se non è scontato. A titolo di incoraggiamento citiamo il racconto di un incontro commovente tra due persone: quello tra Einstein e lo scrittore Jerome Weidman, fortuito ma determinante per il destino di quest'ultimo, incontro durante il quale egli ricevette una lezione straordinaria e uno slancio decisivo per la sua vita, e che egli stesso ha raccontato.
Come Einstein aprì una porta nuova ad un giovanotto
Dopo una cena tenutasi nella casa di un amico a New York, fu dato un concerto. Dopo i primi applausi per il quartetto d'archi, Albert Einstein, seduto per caso accanto a Jerome, lo interpellò e questi gli confessò di non aver mai ascoltato un brano di Bach e di non avere orecchio musicale.
Einstein non credette al suo vicino. Con lui lasciò la compagnia e lo condusse in una stanza al primo piano. «Potrebbe dirmi da quanto tempo ha questa posizione nei confronti della musica?» Weidman confessò: «Da sempre. Mi piacciono molto le canzoni che hanno un testo e una melodia che si possono canticchiare. Ad esempio Bing Crosby. »
Einstein mise un disco sul grammofono e batté il tempo con la pipa. Dopo le prime strofe, fermò il disco e chiese a Jerome di fare un breve commento. La cosa più semplice per Weidman fu quella di canticchiare alla meno peggio alcune strofe di «Where the Blue of the Night Meets the Gold of the Day». Einstein disse allora: “Ma lei ha orecchio!” Weidman fece un gesto di diniego e rispose borbottando che era una delle sue canzoni preferite, che aveva già sentito centinaia di volte.
«Ricorda ancora la sua prima lezione di matematica a scuola?», chiese Einstein. «Immagini che il suo insegnante, per questo primo incontro con i numeri, le avesse subito dato una divisione o una frazione da risolvere: ne sareste stato capace? A causa di questo unico errore del suo insegnante, la bellezza di queste operazioni le sarebbe forse rimasta inaccessibile per tutta la vita. Ma nessuno commette un errore del genere il primo giorno di scuola. Questa graziosa canzoncina di Bing Crosby è in qualche modo una somma o una sottrazione molto semplice. Lei padroneggia già queste operazioni. Ora passeremo a qualcosa di più difficile». Einstein mise diversi dischi uno dopo l'altro sul grammofono e Weidman doveva cantare ciò che aveva sentito. Dopo Caruso, finì con la musica senza parole e chiese anche di canticchiare le melodie dopo averle ascoltate. Weidman, di fronte a quest'uomo così totalmente impegnato in ciò che stavano facendo insieme, come se fosse l'unica cosa al mondo che interessasse a Einstein, si sentì spronato.
Il valore dell'esperienza personale
Poi Einstein fermò improvvisamente il grammofono: «Bene, giovanotto, ora siamo pronti per Bach!» e tornarono ai loro posti. «Si limiti ad ascoltare, semplicemente», sussurrò Einstein al suo vicino, «è sufficiente». Ma Weidman era convinto che senza la presenza di Einstein al suo fianco non avrebbe mai ascoltato, e con tanto piacere come quella sera, il «Schafe können sicher weiden» di Bach.
Ciò che sorprende in questa lezione spontanea impartita da Einstein è che contiene pochi insegnamenti. Al contrario, propone solo una serie progressiva di esercizi di ascolto. Dopodiché non si parla più nemmeno delle percezioni. Ciò che si cerca di ottenere è di riprodurre con la propria voce ciò che è stato ascoltato, di ascoltarlo nuovamente, trasportato da quella voce, e di renderlo un'esperienza viva proprio attraverso questa riproduzione. Inoltre, anche chi sta intorno ascolta, e il cantante percepisce l'intensità di questo ascolto.
Einstein non credeva a ciò che diceva Weidman, ma gli assicurò la sua fiducia nel fatto che avesse un orecchio musicale, cosa che gli fece scoprire da solo. Il processo è sorprendente anche per il cambiamento di luogo. I due uomini lasciano un concerto di alto livello per dedicarsi alla musica registrata, da Bing Crosby a Caruso, e dopo un po' tornano insieme al concerto che continua e ascoltano con una maggiore ricezione animica performance finale del quartetto.
Trasportati nel regno della bellezza
L'incontro tra le due persone e la loro intensa attenzione reciproca e verso tutto ciò che accade è continuo e ininterrotto. Einstein e Weidman formano un piccolo gruppo, collaborano in modo creativo, sono entrambi molto attenti, interagiscono tra loro, e questo senza essersi preventivamente accordati. Non è irrilevante il fatto che Weidman, silenzioso e preparato, abbia potuto ascoltare tra persone che avevano già questo senso.
Quando il quartetto ebbe terminato e gli applausi si furono spenti, la padrona di casa si avvicinò a Einstein e si rammaricò che lui si fosse perso gran parte del programma. «Me ne rammarico anch'io», disse Einstein, «ma il mio giovane amico ed io eravamo impegnati a fare la cosa più alta che l'uomo possa fare». La padrona di casa assunse un'espressione stupita: «Davvero? E cosa sarebbe?» Einstein mise un braccio sulle spalle di Weidman: «Aprire un'altra porta sul regno della bellezza».
______________
Rudi Bind, scrittore, insieme ad Hans-Christian Zehnter, biologo, autore del libro Warum singen Vögel [Perché gli uccelli cantano?»]
Stiftung zur Pflege von Mensch, Mitwelt und Erde
la branche
CoOpera erwirtschaftet seit über 30 Jahren Erträge mit nachhaltigen, sinnstiftenden Investitionen in der Realwirtschaft. Sie sichert damit die berufliche Vorsorge von KMU, sozialen und kulturellen Institutionen sowie von Freischaffenden, die sich in der Altersvorsorge ethisch nachhaltige Partner wünschen.